Bagan & Yangon

En Myanmar (antigua Birmania) hemos decidido pasar solamente una semana, dado que es un país que visité hace 2 años, hemos elegido centrarnos en la zona en la que Simona tenía más interés, y esta ha sido Bagan, aunque las otras zonas también son magníficas por sus trekkings y demás, pero después de tanto tiempo viajando por Asia, tenemos la sensación a veces de que todos los lugares son muy parecidos y, con “poco” tiempo por delante, preferimos priorizar otras cosas 🙂

Myanmar es un país todavía virgen en lo que al turismo respecta, y a pesar de que se está abriendo cada vez más a este sector, conserva todavía su autenticidad.

Para llegar a Bagan optamos por un bus nocturno que, obviamente, se rompió después de 2 horas de trayecto y tuvimos que esperar a que llegará otro desde Yangon, la verdad que fueron eficaces con el asunto 🙂

Bagan es una zona localizada en una llanura, donde se encuentran actualmente unos 3000 edificios entre templos budistas, pagodas y estupas en medio de la naturaleza construidos entre el 1000 y el 1200 d.C., y a pesar de que muchos de estos templos se encuentren en fase de rehabilitación debido a un terremoto que padecieron hace unos meses y a las fuertes lluvias, y que dicha rehabilitación se esté haciendo sin respetar la arquitectura y los materiales originales, la zona deja con la boca abierta a todo aquel que pasa por aquí.

Aquí pasamos cinco días perdiéndonos entre los templos con nuestra fiel moto eléctrica (está prohibido alquilar motos de gasolina a los extranjeros en Myanmar), aunque nos dejó tirados un día sin batería 🙂

Los otros 2 días los pasamos en Yangon, donde sus principales atractivos son el mercado y la Shwedagon Paya.

Y aunque hemos estado poco tiempo en Myanmar, mientras íbamos de un templo a otro en Bagan, tuvimos la oportunidad de hablar con la gente local y conocer la realidad que vive la mayoría de la población de este país controlado todavía por el ejército birmano (Tatmadaw), que se enriquece traficando con opio, diamantes, rubís, oro e incluso uranio con países poderosos, entre ellos China y Malasia, empobreciendo a la población birmana.

A pesar de esto, tenemos que decir que Myanmar es realmente el país de las sonrisas, aquí las personas son maravillosas, auténticas y con una amabilidad única.

Como dicen aquí: Chesube (gracias) y hasta la próxima!

 

 

In Myanmar (l’antica Birmania) abbiamo deciso di trascorrere una sola settimana. Visto che Cristian aveva già visitato questo paese 2 anni fa, abbiamo scelto di concentrarci sulla zona che a Simona interessava maggiormente: il sito archeologico di Bagan. La scelta è ricaduta su questo sito non perché il resto della Birmania non sia bello, anzi, solo che dopo mesi in giro per l’Asia abbiamo la sensazione che ogni trekking ci regali paesaggi sempre molto simili, mentre Bagan è davvero qualcosa di unico (certo che se avessimo avuto più tempo a disposizione ci saremmo fermati di più…ma, ahimè, il tempo stringe).

La Birmania è un paese ancora abbastanza vergine a livello di turismo e, anche se negli ultimi anni si sta sempre di più aprendo, conserva ancora molta della sua autenticità.

Per arrivare a Bagan abbiamo optato per un night bus che, ovviamente, si è rotto nel tragitto (w la fortuna) ma che comunque è stato prontamente rimpiazzato con un nuovo bus che ci ha portato a destinazione.

Bagan è un sito archeologico che conta oltre 3.000 edifici tra templi, stupe e pagoda costruiti tra il 1000 e il 1200 d.C.. Qui abbiamo trascorso quasi l’intera settimana in sella al nostro motorino elettrico a riempirci gli occhi di bellezza, e di pioggia (siamo anche rimasti senza batteria :)).

Purtroppo il governo in carica ha attuato un processo di ristrutturazione dei templi che non tiene conto dell’architettura e dei materiali originali, mettendo a rischio la bellezza e l’unicità del sito.

Tra un tempio e un altro abbiamo avuto modo di parlare con gente del luogo che ci ha raccontato un po’ della situazione politica birmana. Una situazione non semplice purtroppo. Il paese è controllato dall’esercito che si arricchisce alla spalle della popolazione (una popolazione molto povera, purtroppo) trafficando oppio, diamanti. rubini, oro e altri minerali, incluso l’uranio, con paesi quali Cina e Malesia.

Nonostante le condizioni a cui questo popolo è costretto la Birmania è davvero la terra del sorriso, qui le persone sono meravigliose, autentiche e con una gentilezza quasi unica.

Cosa abbiamo imparato in una settimana in Birmania? Che è una terra nella quale si deve tornare!

 

 

 

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